Sogno… di una notte di mezza estate, fuori dal Beccaria

Un sogno, quello dei ragazzi dell’Istituto di Pena Minorile C. Beccaria, divenuto realtà grazie a chi ha creduto in loro fin dal primo momento.

sogno

Sentirsi parte di una famiglia

Vincendo la paura del vuoto, mercoledì sera sul ballatoio al secondo piano del Piccolo, Studio Melato, ho avuto la conferma di quanto un sogno sia molto più vicino alla realtà di quanto ognuno di noi possa immaginare. Puck chiude con queste parole la piece teatrale

Se vana e insulsa è stata la vicenda,
gentile pubblico, faremo ammenda;
con la vostra benevola clemenza,
rimedieremo alla nostra insipienza.
….
Signori, addio, batteteci le mani,
e Robin v’assicura che domani
migliorerà della sua parte il canto.
Allo stesso modo il nostro Puck ha chiuso così mercoledì sera, dando il via a ben 10 minuti di applausi. Dimostrazione di apprezzamento per tutto il lavoro che ogni giorno riescono a portare avanti, nonostante siano chiusi in un carcere.
Il merito di tutto questo va a Beppe – Giuseppe Scutellà -, che da bravo “padre acquisito” insegna, con la preziosa collaborazione di Lisa, ogni giorno a questi ragazzi a riprendersi in mano la vita attraverso l’arte teatrale. Ragazzi difficili, con una vita costellata da carenze affettive, compagnie sbagliate, mancanza di figure adulte di riferimento. Oggi sono loro le figure di riferimento, Beppe e Lisa, che sono riusciti a trasformare la rabbia di questi giovani in espressione artistica di forte impatto. Problemi linguistici, problemi di timidezza, nulla ha potuto fermare la scalata al successo di questi giovani detenuti. No, non parlo delle luci della ribalta; parlo del successo personale, di quella forza che ha accompagnato i ragazzi lezione dopo lezione, fatica dopo fatica fino al palcoscenico. Presi per mano da Beppe, che da lontano li guarda con occhi paterni assicurandosi che ognuno di loro abbia la giusta importanza all’interno del gruppo, facendoli sentire parte di una famiglia. Quella famiglia che probabilmente nessuno di loro ha mai avuto.
Un sogno divenuto realtà. Un sogno che ha accompagnato anche la mia paura dell’altezza, tenendomi per mano per due ore, regalandomi emozioni inaspettate. Grazie ragazzi, voi siete l’esempio per tutti coloro che dietro le sbarre si sentono perduti, finiti, vuoti.
La vita non è mai finita: nè fuori, nè tantomeno dentro il carcere.
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